Fondato nel 2008 · Edizione digitale · 15 Giugno 2026

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Iperconvergenza

Nuova iperconvergenza, vecchio storage

Sogniamo tutti il giorno in cui potremo costruire una nuova infrastruttura da zero senza alcun debito tecnico preesistente a frenarci. Un’implementazione greenfield in cui scegliamo ciò che è meglio, la distribuiamo da capo e ce la godiamo. Ma la maggior parte di noi vive nel mondo reale, dove ciò non è molto realistico, e quello che affrontiamo davvero è un mondo in cui dobbiamo pianificare per il futuro pur lavorando anche con ciò che già possediamo.

Arrangiarsi con ciò che si ha è quasi un fatto inevitabile della vita nell’IT e, nell’affrontare lo storage durante il passaggio da un’architettura esistente all’iperconvergenza, le cose non saranno diverse. In moltissimi casi ci troveremo di fronte a una situazione in cui sarà presente un investimento esistente in storage che non vogliamo semplicemente scartare, ma che non si inserisce necessariamente in modo ordinato nella nostra visione di un futuro iperconvergente.

Vi sono naturalmente opzioni ovvie da considerare, come restituire le apparecchiature in leasing, dismettere le attrezzature più datate o vendere a titolo definitivo le attrezzature ancora utili. Queste sono opzioni praticabili e dovrebbero essere prese in considerazione. Eliminare apparecchiature vecchie o attrezzature che non si inseriscono bene nei piani attuali può essere vantaggioso, poiché possiamo semplificare le nostre reti, ridurre il consumo energetico ed eventualmente persino recuperare in qualche misura i nostri investimenti.

Nella realtà, tuttavia, queste opzioni sono raramente sostenibili sul piano finanziario e dobbiamo fare un uso più produttivo dei nostri investimenti tecnologici esistenti. Quali opzioni siano a nostra disposizione dipende, ovviamente, da una serie di fattori. Ma esamineremo alcuni esempi di come i comuni dispositivi di storage possano essere riconvertiti in un nuovo sistema basato sull’iperconvergenza al fine di mantenerne l’utilità, sia fino al momento in cui saranno pronti per il ritiro, sia, in alcuni casi, persino a tempo indeterminato.

La riconversione più semplice dello storage esistente, e ciò vale in egual misura sia per i NAS sia per le SAN nella maggior parte dei casi, consiste nel destinarli come target di backup o di archiviazione. I dispositivi NAS e SAN tradizionali sono eccellenti hardware di backup e sono generalmente utilizzabili da pressoché qualsiasi meccanismo di backup, indipendentemente dall’approccio o dal fornitore. E poiché si tratta di target di backup generici, se si utilizza una combinazione di meccanismi di backup, come quelli basati su agente, senza agente e script personalizzati, tutti questi possono operare verso lo stesso target. I backup ricevono talmente di rado l’attenzione e gli investimenti che meritano, che questo non è soltanto l’uso più semplice, ma spesso anche quello più prezioso dell’infrastruttura di storage preesistente.

Naturalmente, tutto ciò che è adatto ai backup può essere utilizzato anche per lo storage di archiviazione. Le esigenze di archiviazione sono generalmente meno frequenti (solo una parte delle aziende necessita di storage di archiviazione, mentre tutte necessitano di backup) e hanno una priorità inferiore, per cui questo è più un caso di riutilizzo marginale, ma comunque uno da considerare, specialmente per le organizzazioni che potrebbero trovarsi a riconvertire un gran numero di dispositivi di storage anche eterogenei. Vale però la pena notare che il passaggio all’iperconvergenza tende a “livellare” lo spazio di calcolo e di storage in un modo che può facilmente introdurre un valore per lo storage di archiviazione a prestazioni inferiori e priorità più bassa, valore che poteva non esistere, o non esistere in modo così evidente, prima della riprogettazione dell’ambiente.

Il NAS presenta i casi d’uso esclusivamente vantaggiosi di poter essere impiegato come storage di rete generico, in particolare per le home directory degli utenti finali. Lo storage NAS può essere utilizzato in così tanti punti della rete che è molto facile continuare a usarlo dopo aver cambiato le architetture core. Il caso più diffuso è quello delle esigenze di storage personali degli utenti, con il NAS collegato direttamente ai dispositivi degli utenti finali, il che consente di scaricare capacità di storage, prestazioni e traffico di rete dall’infrastruttura convergente verso il NAS. Sarebbe in effetti molto raro rimuovere un NAS da una rete iperconvergente, data l’elevata ed evidente utilità potenziale che esso offre.

Sia le SAN sia i NAS hanno inoltre il potenziale di essere collegati direttamente alle macchine virtuali in esecuzione su un’infrastruttura iperconvergente. In questo modo possono continuare a essere utilizzati in maniera tradizionale fino al momento in cui non saranno più necessari o appropriati. Pur non essendo spesso l’approccio raccomandato, ossia collegare lo storage di rete direttamente a una VM, esistono casi d’uso per questa soluzione, che consente ai sistemi di comportarsi, anche in futuro, come hanno sempre fatto nel dominio fisico. Ciò è particolarmente utile per i drive mappati e le directory utente tramite un NAS, proprio come abbiamo menzionato per i dispositivi degli utenti finali, ma i casi non si limitano certamente a questo.

Una SAN può fornire, in alcuni casi, alcune funzionalità assai necessarie per determinati carichi di lavoro che richiedono storage a blocchi condiviso, altrimenti non disponibile o non esposto su una piattaforma. I carichi di lavoro su una VM utilizzeranno la SAN come hanno sempre fatto, senza nemmeno essere consapevoli di essere virtualizzati o convergenti. Naturalmente possiamo anche collegare una SAN a un file server virtualizzato o a una testa NAS in esecuzione sulla nostra infrastruttura iperconvergente, qualora si ritenga appropriato anche il tiering per quel tipo di carico di lavoro.

Lavorare con un’infrastruttura esistente nell’implementarne una nuova rappresenta indubbiamente una sfida, ma una sfida che possiamo affrontare con creatività e con un approccio logico. Lo storage è una sfida pressoché infinita e disporre di storage esistente da riconvertire può facilmente rivelarsi straordinariamente vantaggioso.

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