I percorsi universitari legittimi non sono formazione per certificazioni

Il processo educativo universitario è concepito per ampliare la mente, accrescere l’esposizione a diversi ambiti, insegnare agli studenti a pensare fuori dagli schemi, incoraggiare l’esplorazione, sviluppare le competenze trasversali e preparare meglio gli studenti ad affrontare ulteriori apprendimenti, come il passaggio alle competenze professionali necessarie a settori specifici. Il percorso universitario, tuttavia, non è inteso a fornire le competenze professionali in sé (le abilità impiegate in specifici mestieri): questo è il ruolo di una scuola professionale. Gli studenti che escono dall’università con una laurea non sono destinati a essere assumibili in virtù di specifici insiemi di competenze appresi all’università, bensì a essere ben preparati ad apprendere sul lavoro o a proseguire con una formazione aggiuntiva per un impiego specifico.
Negli ultimi due decenni, guidato principalmente da istituti a scopo di lucro intenzionati a fare denaro rapidamente senza alcun riguardo per l’integrità del sistema universitario, vi è stato un movimento, specialmente negli Stati Uniti, di scuole professionali che ottengono l’accreditamento (un requisito dalla soglia estremamente bassa, privo di qualsiasi valore utile al di fuori dei requisiti legali per i minimi formativi e che non dovrebbe mai essere considerato un marchio di qualità) e vendono diplomi professionali come se fossero lauree universitarie tradizionali. Questo fenomeno è stato particolarmente diffuso nei settori IT, dove le certificazioni sono ampiamente conosciute e desiderate, dove reclutare personale docente adeguatamente qualificato è costoso ed essenzialmente impossibile alla scala necessaria per gestire un programma completo, dove le aree di laurea vengono facilmente fraintese da chi si affaccia agli anni universitari e dove i tratti caratteriali più comuni tra le persone che intraprendono questo campo, purtroppo, ne fanno prede facili per le campagne di marketing universitarie. La promessa di corsi facili, del “doppio guadagno” (ottenere comunque le certificazioni di cui si ha bisogno e poi ricevere una laurea in omaggio per lo stesso sforzo) e l’idea che avere una laurea e le certificazioni tutto in una volta aprirà porte e fornirà magicamente opportunità di carriera ben remunerate scatena, per giunta, una risposta emotiva che rende i potenziali studenti meno capaci di prendere decisioni razionali in ambito finanziario e formativo. È un mercato predatorio, non altruistico.
Le certificazioni svolgono un ruolo fondamentalmente diverso da quello dell’istruzione universitaria. A differenza delle università, la certificazione riguarda la verifica di competenze molto specifiche, spesso circoscritte a un prodotto o a un fornitore, elementi che non dovrebbero mai comparire in alcun programma universitario. La certificazione può essere ampia (e più vicina al lavoro universitario) in certificazioni come la CompTIA Network+, che verifica un’ampia gamma di conoscenze di base sul networking e nulla di specifico relativo a un fornitore o a un prodotto, ma è comunque eccessivamente specifica rispetto a una singola tecnologia di rete o a un gruppo di tecnologie per essere davvero appropriata a un’università, pur, quanto meno, tendendo in quella direzione. Ma le certificazioni più comuni, come Microsoft MCSE, CCNA di Cisco, Linux+ o A+ di CompTIA, sono tutte eccessivamente specifiche rispetto a prodotto e fornitore, troppo “quale pulsante devo premere” e troppo poco “che cosa significano i concetti sottostanti” per il lavoro universitario.
Le certificazioni sono legate al mestiere e costituiscono un’ottima integrazione agli studi universitari. Il lavoro universitario dovrebbe preparare lo studente al pensiero ampio, al pensiero critico, alla risoluzione dei problemi e a competenze fondamentali come il linguaggio, la matematica e l’apprendimento. Applicare poi questa conoscenza di base alle certificazioni dovrebbe rendere il conseguimento delle certificazioni più semplice e significativo. L’università dovrebbe attestare un bagaglio di competenze trasversali e di ampiezza, mentre le certificazioni dovrebbero attestare le competenze professionali e le capacità relative a compiti specifici.
I segnali d’allarme che indicano che un’università si comporta in modo improprio, in relazione a questo ambito di interesse, includono: programmi eccessivamente specifici che suonano come se fossero rivolti a determinate tecnologie, ad esempio una laurea in “Networking Cisco” o “Sistemi Microsoft”; il conseguimento di certificazioni durante l’esperienza universitaria (il “doppio guadagno”, ossia rilasciare una laurea semplicemente per aver ottenuto delle certificazioni); oppure il fatto che il programma propenda a indicare che prepara qualcuno “per il lavoro”, o che si prevede “procuri allo studente un ottimo impiego al termine”, o che si prevede “aumenti lo stipendio”. Questi non sono obiettivi dei programmi universitari corretti.
Valutare criticamente qualsiasi programma formativo è molto importante, poiché gli investimenti nell’istruzione sono tra i più ingenti che facciamo nella vita, sia in termini economici sia in termini di impegno di tempo. È molto importante assicurarsi che i programmi siano legittimi, di valore, che soddisfino sia i nostri obiettivi sia obiettivi corretti, e che vengano ritenuti adeguati da coloro che li valuteranno in futuro (come i responsabili delle assunzioni). Vi sono molti aspetti in base ai quali dobbiamo valutare l’esperienza universitaria; questo è soltanto uno, ma è un problema più recente, improvvisamente molto diffuso, e prende di mira specificamente gli aspiranti professionisti dell’IT e dei settori tecnici, richiedendo quindi una diligenza supplementare nel nostro settore.

